Home

Il Rwanda

I progetti realizzati

Le Adozioni a Distanza

Contatti

Le Testimonianze

Gli Amici

Foto

Il gruppo di Amatafrica
Versilia e Lunigiana


Eventi



Le Testimonianze
Rwanda 2004
All'aereporto di Kigali (1456 m slm) intravedo oltre la dogana due muzungo che si sbracciano come pazzi scatenati, sono Sara e Alice che ci danno il loro benvenuto in Rwanda, ci mettiamo in coda per farci controllare i documenti come al solito scelgo la fila più lenta e esco per ultimo. Al ritiro bagagli si presenta subito un inconveniente, la cassetta di lavoro di Carlo non è arrivata quindi iniziamo le pratiche per denunciare lo smarrimento e questo ci porterà via molto tempo.
Salutiamo il Dott. Stefani e la moglie che vanno a Muhura e finalmente saliamo sul "gippone" che ci porta a Cyeza da Suor Odette. Durante il trasferimento incombe su di noi la minaccia di Carlo che soffrendo il mal di macchina rischia di rimetterci addosso il pasto offertoci dalla Bruxelles Airlines, inoltre due fanali gialli ci seguono da vicino preoccupando Sara, scopriremo poi che si tratta di Padre Mathias la cui guida spericolata avrò modo di apprezzare nei giorni successivi.
La mattina dopo Sara mi porta una bambina di otto anni di nome Eugeni, con dei problemi agli occhi. Purtroppo si tratta di un problema su cui posso fare ben poco perché la bambina ha dei depositi di grasso sulla cornea che andrebbero rimossi chirurgicamente prima che arrivino a interessare la pupilla, l'intervento potrebbe essere fatto a Kabgai dove c'è un centro oftalmologico gestito da una ONG tedesca in collaborazione con la diocesi. La preoccupazione maggiore è però rappresentata da un leucoma che si sta sviluppando a livello limbare, soprattuto nell'occhio sinistro, sarebbe importante farla vedere velocemente a un oculista perché ora i problemi non interessano la parte centrale della cornea e non penalizzano la visione, ma la situazione può sicuramente peggiorare. Inoltre andrebbero risolti i problemi di igiene che sono la causa principale di queste infezioni.
Nei due giorni di soggiorno a Cyeza ho fatto diversi controlli della vista, con il preziosissimo aiuto di Daniela e Suor Alfonsine che traducevano dal kwiniarwanda al francese e quindi all'italiano. Ho trovato, con grande sopresa, molte persone miopi. Diversamente dalle precedenti esperienze in Uganda e Senegal quando di miopi ne avevo trovati pochissimi. Prima di trasferirmi a Muhura riesco a visitare il centro oftalmologico di Kabgai, si tratta di una ottima struttura, bisogna ammettere che quei tedeschi mangiacrauti quando fanno qualcosa lo fanno bene, dispongono di tre sale di refrazione attrezzate con ottotipi a proiezione, di due lampade a fessura, cheratometro, campimetro per l'esame del campo visivo e autorefrattometro per l'esame computerizzato della vista. Il poco tempo a disposizione non mi ha permesso di incontrare il medico oculista che dirige la clinica, ma ho potuto vedere la lista delle operazioni che doveva fare, erano ventisette, quasi tutte riguardavano la cataratta.
Prima della partenza le suore della missione ci hanno omaggiato con una festa con canti e balli allegorici attraverso i quali descrivevano momenti di vita africana, tutti molto belli e coinvolgenti. Abbiamo provato a restituire l'omaggio intonando "Bella Ciao", è stato uno strazio, il nostro sentimento antifascista non è bastato a sopperire alle lacune tecniche e di intonazione, è andata meglio con "Era meglio morire da piccoli........." che ha scatenato l'ilarità e al tempo stesso il rimprovero di Suor Odette che capisce molto bene l'italiano.



A Muhura ritrovo il dottore, la moglie Anna e faccio la conoscenza di Suor Cristina che dirige la missione e il centro di sanità dove lavorerò. Il primo giorno, con grande desolazione mi accorgo che la mola "Essilor Profil M" regalatami dai miei colleghi del "Progetto Hoilan" non funziona, quindi perdo molto tempo nel cercare il guasto senza riuscirci. L'aspetto positivo della giornata è l'incontro con Jean Marie, un infermiere del centro che ha già fatto un corso di oftalmologia. Facciamo una chiacchierata in inglese e mi rendo conto che è molto curioso, motivato e intelligente,  conosce l'anatomia dell'occhio, alcune malattie, i problemi refrattivi, le anomalie della visione binoculare e ha già usato la tabella ottotipica. Il primo giorno gli ho insegnato a fare le dime, che dovrà fare manualmente perché non disponiamo di un dimatore e a leggere il frontifocometro. Abbiamo impiegato i giorni successivi facendo numerosi controlli della vista, dal momento che la mola non funzionava e gli occhiali non si potevano fare, la sala d'aspetto si riempiva velocemente e ad un certo punto sono stato preso dall'ansia di non riuscire a controllare tutti, cosa che puntualmente si è verificata. Ansia peraltro assolutamente non condivisa da Jean Marie che sosteneva "meglio pochi controlli ma fatti con calma".
Fra le persone che abbiamo visitato c'è stata Ariana una ragazza di venticinque anni con una esotropia (occhio deviato verso l'interno) a carico dell'occhio destro, è in questa situazione dall'età di cinque anni, ho sottoposto il caso al Dott. Stefani, probabilmente si tratta di una ipotonia del muscolo retto laterale, sarebbe importante la presenza di un medico specializzato in chirurgia oculare, perché anche la medicina in questi casi non può fare molto.
Il venerdì sera sono arrivati Carlo e Luca e il sabato ci siamo messi al lavoro nel tentativo di riparare la mola. Carlo è riuscito a individuare il guasto, durante il viaggio un piccolo ingranaggio che regola la corsa dei dischi era saltato ed era finito a giro nella macchina, lui ha intuito dove e come andava posizionato e per fortuna la macchina è ripartita, anche se ha ancora qualche problema, difatti dovremo eseguire manualmente il passaggio dalla fase di sgrezzatura a quella di rifinitura. Devo personalmente rivolgere un grosso grazie a Carlo senza il quale la spedizione della mola sarebbe stata inutile.
Dopo una domenica trascorsa in gita al lago, siamo tornati a lavorare di lunedì mattina. Una nuova sorpresa ci attendeva, nell'ala dell'ospedale dove avevamo piazzato il laboratorio non c'era acqua quindi non potevamo utilizzare la mola appena riparata. Oltre a noi era senz'acqua anche il pronto soccorso, abbiamo quindi passato tutto il giorno io Luca e Carlo cercando di risolvere questo problema, senza riuscirci. Il guasto è stato individuato e risolto dagli idraulici rwandesi il martedì mattina.
Dopo cena passavamo le serate giocando a carte, constatando tre cose: che giocare a poker senza soldi non c'è divertimento, che a briscola io e Luca siamo imbattibili, e che visto come girano le carte a Carlo forse la mola l'ha riparata non per bravura ma per fortuna.



Nei giorni successivi ho avuto modo di visitare l'atelier di ricamo e cucito di Anna, ci lavorano diverse ragazze rwandesi che producono delle tovaglie e dei centri tavola molto belli e pittoreschi che richiedono molte ore di lavoro.
In ospedale abbiamo organizzato il lavoro eseguendo la mattina i controlli della vista e il pomeriggio preparando gli occhiali, abbiamo avuto l'onore di ricevere persino le mogli del sindaco e dell' ex sindaco. A Muhura non ho riscontrato gravi casi di patologie oculari, se non un bambino di quattro anni con un leucoma che si sta sviluppando lungo il perimetro limbare, sotto il profilo optometrico invece ho potuto riscontrare una forte presenza di miopi oltre che di ipermetropi.
Al termine della vacanza-lavoro ho lasciato Jean Marie in grado di montare un paio di occhiali sferici da solo e di prescrivere una correzione per la presbiopia. L'intenzione è quella di allestire un magazzino di occhiali pronto vista da lettura, e col tempo di formare del personale locale in modo che possano fare una refrazione anche in assenza di volontari. A tal fine d'accordo col dottore vorremmo mandare Jean Marie a Kabgai per un ulteriore periodo di formazione; c'è bisogno poi di rifornire di montature e soprattutto di lenti il laboratorio; di attrezzare un ambulatorio per il controllo della vista con una cassetta oculistica, un oftalmometro, una lampada a fessura, un occhiale di prova, un paio di cilindri crociati , un oftalmoscopio, un retinoscopio e un ottotipo fornito di quadrante per astigmatici e test bicromatrico. Servono soprattutto volontari; oculisti, ottici-optometristi e ortottiste, in grado di trasmettere il proprio bagaglio di esperienze al personale dell'ospedale.
Sono tornato piuttosto stanco ma anche contento di questa nuova esperienza africana e desidero ringraziare: Silvio Maffioletti ottico-optometrista e Agostino Cardinali di Bergamo responsabili del "Progetto Hoilan", per avermi insegnato la strada dell'Africa e per la donazione della mola, nuovamente Carlo Mengali di Fornaci di Barga per averla fatta funzionare,Giulio Baldacci di Gallicano per le mille castagne che ci ha tolto dal fuoco, gli abitanti di Bolognana in particolare Antonio Santoro per la raccolta occhiali, Gianluca Laffi medico oculista di Bologna per la preziosa esperienza senegalese, Daniela e Suor Alfonsine per le laboriose traduzioni di Cyeza, Sara e Luca per la qualità del loro impegno e dei loro sentimenti, Suor Odette per l'ospitalità, il Dott. Lido Stefani e la moglie Anna per la squisita compagnia e disponibilità, Jean Marie per il contagioso entusiasmo con cui ha intrapreso il mestiere di ottico, Padre Luigi Sala e Suor Cristina per l'esempio di vita che ci danno e i miei familiari che portano avanti il mio lavoro mentre io vado in giro per l'Africa.

Home Il Rwanda I progetti realizzati Le Adozioni a Distanza Contatti
Le Testimonianze Gli Amici Foto Il gruppo di Amatafrica
Versilia e Lunigiana
Eventi